Il dito del re

racconto indiano "il dito del re"

Questo racconto dura 3 minuti

Questo breve racconto indiano ci insegna l’importanza dell’affrontare gli imprevisti della vita con calma ed ottimismo, anche quando la via più semplice è quella che ci porta ad arrabbiarci ed a perdere la pazienza. La rabbia ci rende ciechi e sordi, e ci impedisce di vedere chi a noi è più vicino e di ascoltare i suoi preziosi consigli.


C’era una volta un re indiano che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio. L’anziano saggio aveva un difetto: qualunque cosa succedesse, era solito ripetere la frase “Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…“.

Il re sopportava questo difetto perché dai consigli e dalla saggezza dell’anziano uomo, ricavava sempre grandi vantaggi. Quando il sovrano usciva dalla reggia infatti voleva sempre che il vecchio saggio lo accompagnasse, seguendolo ovunque.

In un giorno di forte pioggia il re si recò dal suo barbiere di fiducia. Terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell’anulare della mano sinistra del re, vi fu un gran tuono. Il rumore fu così fragoroso ed improvviso che sia il ragazzo che il re sobbalzarono. Nel trambusto avvenne un incidente. ZAC! Al sovrano venne amputata la falange del dito.

Ci furono urla di spavento e di dolore! La rabbia del re si abbatté sul malcapitato garzone:

In prigione, disgraziato! Hai mutilato il tuo re! Marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni!“.

Il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania:

Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene… Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…“.

Il re, colmo di rabbia, sbottò e inveì anche contro di lui perdendo la pazienza:

Basta! Mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo! Mi hai ingannato in tutti questi anni con queste idiozie! Andrai in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne nelle segrete del castello fino alla fine dei tuoi giorni!

Il giorno dopo, il re, ancora scosso, decise che per smaltire la rabbia e la tensione sarebbe uscito per andare a caccia. Questa volta però uscì da solo, senza il suo compagno anziano che era solito andare a caccia con lui. Il re si inoltrò nella giungla. Venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali. I Thug furono felici di aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio.

Il re provò a liberarsi, a minacciarli, a pregarli, ma non ci fu nulla da fare. A quella gente non importava il rango della loro vittima. Il re venne vestito con la sacra veste sacrificale e cosparso del sacro unguento. Venne legato sull’altare e il rito iniziò. Proprio mentre il capo tribù fu in procinto di affondare la lama del coltello sacro nel cuore del re, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava una falange dalla mano sinistra.

Per poter essere sacrificato un corpo deve essere perfettamente integro, altrimenti grandi disgrazie si abbatterebbero sulla comunità intera. Il re venne subito slegato. Dopo essere stato insultato e percosso venne lasciato nella giungla. Il re era seminudo e terrorizzato, ma comunque vivo.

Il re si avviò a piedi verso il suo castello e durante il tragitto rifletté. Il vecchio saggio aveva avuto ragione ancora una volta. Grazie a quell’incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.

Arrivato al castello, andò subito alle prigioni per liberare sia il garzone che il vecchio saggio. Trovò quest’ultimo che meditava sereno nella sua cella. Il re entrò, lo abbracciò e gli disse:

Amico mio, perdonami! Che cieco sono stato! Sono stato rapito dai Thug. Mi stavano sacrificando, ma quando hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, mi hanno lasciato andare. Avevi ragione tu. Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene. Perdonami. D’ora in poi starai sempre al mio fianco. Il mio regno ti appartiene.

Poi il re aggiunse:

Tuttavia, amico mio, dimmi: ti ho rinchiuso in prigione e umiliato… Dov’è il bene che Dio ti ha dato in tutto questo?

Con serenità il vecchio saggio guardò il suo re e candidamente rispose:

Maestà, se non fossi rimasto chiuso in prigione, ti avrei accompagnato a caccia come sempre. A me non manca alcuna falange“.

 

 

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