Sujeet ed il vaso crepato

contadino indiano

Questo racconto dura 2 minuti

Talvolta ci sentiamo inutili ed inferiori, perché vorremmo essere diversi da come siamo. Questo breve racconto indiano ci insegna ad apprezzare le nostre imperfezioni: i nostri difetti possono trasformarsi in preziose qualità, e gli ultimi ad accorgersi del nostro valore, spesso, siamo proprio noi stessi.

 


Sujeet viveva in India, era un contadino come tanti, e tutte le mattine si svegliava prima del sorgere del sole per andare a prendere l’acqua per se e per il suo bestiame.

Aveva due grandi vasi, i soliti due da sempre, li appendeva alle estremità di una lunga canna che portava sulle spalle e si incamminava verso un torrentello di acqua dolce e fresca che scorreva tranquillo a circa un’ora di strada dalla sua casa.

Uno dei due vasi era vecchio ed aveva una crepa, mentre l’altro vaso era bello ed integro.

Sujeet riempiva di acqua fresca i due vasi ed alla fine della lunga camminata che l’uomo faceva dal ruscello verso casa, il vaso integro arrivava colmo di tutta l’acqua raccolta, mentre quello crepato ne conteneva solo qualche goccia. Questo avvenne per molto tempo,  anno dopo anno il vaso più bello era ideale per il compito per cui era stato costruito ed era orgoglioso dei propri risultati; viceversa, il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, e si sentiva un miserabile fallito perché quando il contadino arrivava in casa sapeva di non contenere più acqua, e così un giorno decise di parlare a Sujeet, per scusarsi e per esprimere il proprio dispiacere:

“Contadino, mi vergogno di me stesso, e voglio scusarmi con te. In tutti questi anni non sono stato capace di ricompensare la tua fatica, se non con poche gocce di acqua. A causa di questa crepa tutta l’acqua che con fatica ti rechi a raccogliere si perde sul polveroso sentiero che percorri per tornare a casa. A causa dei miei difetti, non ottieni nulla da me, se non il peso sulle tue spalle “.

Sujeet guardò con affetto il suo vecchio vaso, lo accarezzò e gli disse:

“Hai visto tutti quei fiori che si trovano sul sentiero? Hai visto i loro colori e sentito il loro inebriante profumo? E dimmi, hai notato che quei bellissimi fiori si trovano solo dalla tua parte e non da quella dell’altro vaso? Ho sempre saputo del tuo difetto, così ho piantato semi di fiori lungo il sentiero, proprio dal tuo lato e, ogni giorno, mentre torniamo a casa, l’acqua fresca che perdi li annaffia. Per anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la mia tavola e, senza il tuo essere semplicemente come sei, non ci sarebbero quelle bellezze ad abbellire la mia casa “.

 

Questo racconto è reperibile on-line in numerosi siti web; in questa versione è stata mantenuta la trama generale, ma sono stati modificati alcuni passaggi narrativi secondo il gusto dell’autore, Marco Sinigaglia. Ulteriori informazioni

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