Quando il lupo guardò la Luna e…”Auuuuuuh!”

Il lupe e la Luna

Questo racconto dura 5 minuti


Si chiamava Albert, ed era un cane lupo. Abitava in un appartamento al secondo piano di una palazzina nella periferia di una grande e trafficata città. I suoi unici amici erano tre umani: Mamma, Papà e Piccolo.

Albert aveva conosciuto i suoi amici uscendo da un pacco rosso, nel giorno di Natale di qualche anno prima. Si ricordava ancora di quando, uscendo dalla scatola, preso dallo spavento, era saltato dentro all’albero di Natale, restandoci incastrato. Papà e Mamma avevano dovuto tagliare qualche ramo per liberarlo, mentre Piccolo piangeva disperato:

“Dove è il mio cagnolino? Salvate il mio povero cucciolo!”

Ne aveva passate tante con i suoi tre amici senza pelo. Papà, Mamma e Piccolo erano la sua famiglia, e non passava giorno senza una coccola, una carezza o un sorriso. Era contento Albert. Aveva tutto quello che un cane lupo potesse desiderare.

Piccolo non usciva di casa senza il suo amico Albert, ogni occasione era buona per scendere giù al parco per fare una corsa a perdifiato con il suo amico peloso. E Mamma tutte le sere faceva finta di arrabbiarsi quando vedeva i pavimenti di casa pieni di fango ed i vestiti di Piccolo zuppi di sudore. Mamma era contenta che Piccolo ed Albert fossero così uniti da quel sentimento sincero, da quella amicizia che è tanto difficile trovare: quei due si volevano un gran bene.

Un giorno, un Natale di qualche anno più tardi, sotto lo stesso Albero di Natale nel quale lui, anni prima, era rimasto incastrato, c’era un pacco verde, quadrato e sottile. Quel pacchetto non era per lui: Albert aspettava il suo solito osso finto, incartato con la carta di giornale e con un bel fiocco rosso. E nascosto sotto un divano aveva notato subito il suo regalo, così Albert si era messo in un angolo del salotto ad aspettare il suo turno: Papà avrebbe preso il pacchetto incartato con la carta di giornale e guardandolo avrebbe detto:

“E questo bel regalo di chi sarà?”

Questa scena lo divertiva tutti gli anni, e così iniziava a scodinzolare e saltare come se sul soffitto ci fosse appesa una bella bistecca. E a morsi avrebbe strappato tutta la carta ed avrebbe così passato il resto della serata a rosicchiare il suo nuovo osso finto.

Il pacchetto verde, quadrato e sottile, finì nelle mani di Piccolo, che con una insolita curiosità, dopo averlo agitato per capire cosa ci fosse dentro, iniziò a strapparne l’incarto. E Albert fu contento quando vide Piccolo urlare di gioia ed abbracciare i suoi genitori.

Albert non aveva capito bene di cosa si trattasse, ma notò che Piccolo, quella sera non fece altro che guardare il suo regalo. Sembrava un libro, ma brillava e quando Piccolo lo toccava cambiava colore, e suonava, e Piccolo rideva.

Da quel giorno Piccolo era cambiato, Albert, ogni pomeriggio, aspettava il momento di scendere giù al parco, ma quel momento non arrivava mai. E così i giorni, ed i mesi passarono e Piccolo giocava sempre con il suo nuovo libro luminoso, e non guardava più il suo amico peloso.

Albert iniziò ad essere triste, il suo grande amico Piccolo non voleva più giocare con lui. Da quel Natale Albert era diventato un cane lupo solo ed annoiato.

Una sera di primavera Mamma era uscita in terrazza per dare l’acqua alle piantine aromatiche che utilizzava per cucinare, e rientrando aveva dimenticato di richiudere la porta. Albert, pensò in quel momento che non era mai stato in terrazza ed approfittò della dimenticanza di Mamma per rendere più allegra la sua serata.

Così, piano, piano, facendo attenzione che nessuno lo vedesse, infilò il naso nello spiraglio rimasto aperto tra la porta ed il muro, si fece largo, e si ritrovò fuori.

La terrazza era stretta e lunga, e si affacciava proprio sul parco dove qualche mese prima correva a perdifiato con Piccolo, che bei ricordi. Si accucciò, inclinò di lato il suo musetto e guardò in cielo: era davvero una splendida serata, le stelle brillavano come diamanti su stoffa nera e proprio lì in mezzo c’era qualcosa di molto simpatico e rassicurante, una bocca sottile sottile, che sembrava proprio stesse rivolgendo ad Albert un bel sorriso.

Il cane lupo si sentì subito meglio, ed incuriosito provò a chiedere, nella sua lingua, il lupese, di chi fosse quella rassicurante espressione felice.
Albert però fece solo un piccolo borbottio, doveva stare attento a non farsi sentire da Mamma: nessuno doveva accorgersi della sua piccola fuga in terrazza. E da lassù non arrivò nessuna risposta.

Dopo qualche minuto Albert scodinzolò e rientrò in casa. Pensò di lasciare un piccolo legnetto incastrato sotto la porta della terrazza in modo tale che questa rimanesse sempre aperta, anche quando Mamma la avesse chiusa accostandola al muro.

Quindi la sera seguente il piccolo e sconsolato cane lupo riuscì a tornare in terrazza e notò che la bocca sorridente era più grande della sera prima.

“Ciao! Sei felice di vedermi, lo vedo da come mi sorridi!”

E restò ad ammirare il cielo stellato per una buona mezz’ora, in compagnia di quella strana e simpatica espressione felice. Prima di rientrare in casa provò a chiedere alla bocca luminosa e sorridente come si chiamasse.

“Auuu, buuu, grr…”

Anche quella volta non ricevette alcuna risposta dal cielo. Ma decise di non insistere, nessuno doveva accorgersi che fosse uscito fuori.

E così per due settimane, tutte le sere, Albert trovava il modo di sgattaiolare in terrazza per passare del tempo con la sua nuova silenziosa amica, la bocca sorridente. Albert era contento, di volta in volta la bocca era sempre più sorridente e più luminosa.

Una sera successe però qualcosa di strano. Quando Albert si affacciò e guardò verso il cielo non vide niente, solo cielo, nero e scuro, senza stelle e senza sorriso. Continuava a chiedersi cosa fosse successo alla sua amica, quando un lampo illuminò la notte e dopo pochi istanti un boato fece tremare i vetri della porta finestra. Il cielo era coperto di grosse nuvole cariche di pioggia.

La pioggia durò qualche giorno, ed Albert attendeva con impazienza che le nuvole scomparissero e che risplendesse in cielo la sua amica. Ed una sera, qualche giorno dopo, prima una stella, poi due, poi dieci, poi cento spuntarono dalle nuvole, ed ecco che ricomparì anche l’amica di Albert, nella sua splendente bellezza. Quella sera la bocca era enorme, spalancata come se fosse stupita di rivedere il suo amico a quattro zampe. Ed Albert non seppe trattenersi dall’urlare a più non posso, con tutto il fiato che aveva in corpo:

“Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh!”

Silenzio. E con ancora più forza riprovò:

“Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh!”

Solo il rumore del vento rispose al Albert, che imperterrito urlò ancora e ancora:

“Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh! Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh!”

Il cane lupo chiamò la sua amica per tutta la sera, senza ricevere risposta dal cielo. E quando triste, sconsolato e senza forze stava per rientrare in casa, una mano calda e amica si poggiò sulla sua schiena e lo accarezzò.

Riconobbe subito quella carezza, non aveva bisogno di voltarsi per capire di chi fosse quella mano.

“Albert, si chiama Luna e stasera splende come non mai!”

Piccolo prese in braccio il suo amico Albert, lo strinse forte e lo riempì di baci e carezze.

“Amico mio, andiamo giù al parco a salutare la Luna!”

Da quel giorno il libro luminoso fu dimenticato in qualche cesta di vecchi giocattoli ed Albert e Piccolo ricominciarono ad essere gli amici inseparabili di un tempo.

Tutte le sere, appena scendeva la notte, mentre Mamma faceva finta di arrabbiarsi per il vento che entrava in casa, si affacciavano in terrazza a cercare la loro nuova amica, quella che era riuscita, con la sua magia, a riavvicinarli per sempre, la loro amica Luna.

Racconto inedito soggetto a copyright. Ideato e scritto da Marco Sinigaglia. Ulteriori informazioni

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